Auld Lang Syne Scozia

La Scozia è un paese quasi disabitato, dove piove moltissimo, pieno d’acqua e di boschi. Visitandola in un momento dove in Italia imperversa la siccità, viene da dire: Pensiamoci. Gli Scozzesi scrivono in inglese, ma parlano una lingua loro che se ne infischia della fonetica, quando non è celtico. Più semplice andare a intuito. Gli Scozzesi sono, comunque, estremamente gentili, tolleranti con i turisti e il loro improbabile inglese, e molto puliti. Peccato guidino a sinistra.
Questo è il diario di una settimana di vacanza

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A hotel room with a view

25 luglio 2017
Con solo 45 minuti di ritardo ci solleviamo in volo da Milano e, alle 15,30 in punto ora italiana (ora locale 14,30) siamo a Edimburgo, Edinburgh.
Subito apprezziamo i disagi della Brexit o, semplicemente, la sospensione degli accordi di Schengen: ci tocca una coda lunga e lenta prima di passare la dogana ed entrare, veramente, nel Regno Unito.
Un comodo e non economico taxi ci porta all’hotel, Holiday Inn Express, in Queen Street; non è centralissimo, ma nemmeno così scomodo. Dati i tempi lunghi già impegnati in inutili convenevoli, ci mettiamo subito in marcia.

DSC01682.JPGLa città è interamente coinvolta nei preparativi per l’Edinburgh International Festival, un evento mondiale che richiama spettatori da tutto il mondo e che si svolge in agosto. Ma noi non ci facciamo impressionare e ci avviamo per il nostro giro. Appena usciti dall’albergo, davanti a noi cammina un signore in kilt. Non uno dei numerosissimi signori drappeggiati in tartan che incontreremo durante il nostro giro, a scopo turistico. No, questo signore ha proprio scelto di preferire la divisa tradizionale della Scozia. Ci capiterà di vederne altri.
La prima cosa da vedere, a Edimburgo, è senza dubbio il Castello, che sovrasta la città dalla cima della sua rocca. Già dal basso si intuisce che è una costruzione enorme, anzi, è formato da costruzioni diverse.Scottish gallery.JPG
Il percorso che ci porta al castello è affascinante e riserva molte sorprese: costeggiamo la Scottish Nationail Portrait Gallery, in un edificio color mattone dove, in facciata, compaiono statue tridimensionali di molte donne e sante dell’antichità.

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Attraversiamo la piazza St.Andrew con il suo piccolo, ma verdissimo parco, raggiungiamo la Scottish National Gallery immersa nel verde, entriamo nell’infinito e verdissimo West Princes Park. Si tratta di un parco difficile da immaginare per noi italiani, tanto è grande, ben tenuto, fiorito, ricco di spazi erbosi dove giocare, grandi e piccoli.

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Mi colpisce un teatro all’aperto: in una nazione dove piove quasi ogni giorno, un teatro all’aperto è un vero inno alla creatività e al desiderio di fare qualcosa ad ogni costo. Dopo l’attraversamento del parco, scaliamo un bella scalinata e, voila, ci siamo. Naturalmente ….è chiuso. Qui tutto chiude alle cinque, e noi non siamo per nulla abituati a questi orari anglosassoni!

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Percorriamo un pezzettino del Royal Mile, quindi ritorniamo verso la città per ammirare il castello dall’esterno. In questo modo scopriamo un paio di passaggi stretti e nascosti tra le case, sotto voltini scuri, e collegano due vie parallele. Questa passeggiata ci porta ad attraversare un parco dopo l’altro, a scoprire la chiesa di St. Cuthbert e il suo suggestivo, antico cimitero, fino alle propaggini della città “nuova”, in quanto costruito intorno al 1700, e per distinguerlo dalla città “vecchia”, medioevale.

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Torniamo verso l’hotel passando per la lunga, accogliente e curiosa Rose Street: soprattutto il primo pezzo è molto poetico, per la presenza di antichi pub e per e decorazioni su muri e vetrine che riprendono liriche in inglese e, soprattutto, in gaelico.

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Ci fermiamo a cena nel pub The Conan Doyle, dove incominciamo a prendere confidenza con le specialità locali: salmone scozzese, fish & chips, pie di carne.
Dopo cena, quella che dovrebbe essere solo una banale passeggiata digestiva ci porta in cima a Calton Hill, un punto panoramico aperto su tutta la città dove, data la serata meravigliosamente serena, si sono dati appuntamento in tantissimi per ammirare il tramonto. Così facciamo noi, oltre ad apprezzare un altro polmone verde lussureggiante, che regala respiro alla città.

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26 luglio

La colazione dell’Holiday Inn non è male, un po’ disorganizzata. Dopo aver ritirato la macchina, una Opel corsa grigio metallizzato, partiamo per Inverness, sotto una pioggia battente. Il percorso è tutto immerso nella campagna scozzese, verde e rigogliosa che più non si può, dove ogni tanto si vedono greggi di pecore o mandrie di mucche al pascolo. Ci fermiamo per una visita al castello di Blair, dove per fortuna non piove.

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E’ un castello molto elegante, sebbene privo dell’armonia di quelli francesi, tutto intonacato di bianco, ancora abitato, e un buon esempio per osservare come viveva, e riceveva, la nobiltà inglese nei secoli passati. L’arredamento è riconducibile al XVIII secolo, e direi comune ad altri esempi visti in altri paesi. Mi ha colpito, in alcune stanze, il campanello per chiamare la cameriera, le decorazioni a stucco nei soffitti, belle e insolite, e il fatto che molte sedie fossero rifasciate con tessuti ricamati dalle nobili proprietarie, segno che, nonostante il benessere, non amavano stare con le mani in mano.
Notevoli, in negativo, i palchi di corna di cervi uccisi e l’impressionante collezione di fucili e altre armi.


All’esterno i giardini sono enormi, e accolgono l’allevamento dei cervi, dei pony e delle pecore. Ci sono prati immensi e boschi con alberi di dimensioni gigantesche, segno della loro salute e della loro vetustà.

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Riprendiamo la strada verso Inverness, in un panorama non diverso. Facciamo solo una tappa velocissima alla distilleria Tomatin, dove assaggiamo al volo un whisky squisito e impariamo che la qualità del whisky delle Highlands si deve alla dolcezza dell’acqua.

DSC01807.JPGFinalmente siamo a Inverness, nel gradevolissimo B/B The Gatehouse.
Abbiamo tempo per un giro panoramico della città: il castello, probabilmente ricostruito, la severa cattedrale, alcune vecchie massicce costruzioni, ma soprattutto deliziose casette singole in pietra grigia, con le finestre a bovindo e i giardini pieni di fiori colorati e rigogliosi, e naturalmente lui, Ness, il fiume vigoroso che taglia in due la città, che formerà il famoso lago, e che soprattutto la rende unica.
Buona cena nel pub The Den, sotto le fotografie dei più famosi personaggi scozzesi: Sean Connery, Rod Stewart, Annie Lennox, …… Io scelgo dei deliziosi muscoli in salsina piccante e una squisita zuppa di pesce e verdura.


27 luglio
Dopo una buona colazione, ci mettiamo in viaggio, lasciamo Inverness.

Costeggiamo a lungo l’impetuoso fiume Ness, e facciamo la prima tappa al castello di Urquhart, un maniero di sasso del quale ormai non rimangono che poche rovine, ma che conserva abbastanza struttura per capire come potesse essere in passato, quando serviva da abitazione e da luogo di appostamento e difesa verso eventuali invasioni dall’acqua.

Il castello si affaccia sul più famoso dei laghi scozzesi, Loch Ness, una estensione d’acqua imponente nella quale, ahimè, non vediamo spuntare nemmeno l’ombra di Nessie. Pare non sia stagione … Proseguiamo verso Fort Augustus, un microscopico paesino composto, anche lui (ma non mi stanco di guardarle) da deliziose villette monofamiliari intonacate di bianco e piene di fiori. L’attività più rilevante di Port Augustus consiste nel riempire e svuotare le chiuse, per permettere alle barche di arrivare al lago. I mari a est e a ovest della Scozia non sono allo stesso livello, e il percorso nel Canale Caledoniano non può essere diretto, deve essere modulato.

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Proseguiamo verso il castello di Eilean Donan, che in gaelico vuol dire “Castello dell’isola di Donan”. La Scozia ha ancora moltissimi castelli, e guardando le immagini sono anche abbastanza diversi uno dall’altro, ma ahimè è impossibile visitarli tutti. Questo è ancora differente dai due già visti. L’interno è in parte ricostruito, con ambienti addirittura “abitati” da figure ad altezza naturale, l’esterno ha un delicato colore rosa arancio che lo rende perfetto nella tavolozza azzurra e verde tutta intorno. L’accesso tramite un ponte di pietra rende il castello ancora più suggestivo.

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Continuiamo finalmente verso Skye, ci siamo quasi. Intorno a noi campi di velluto verde, piccoli laghi, cascatelle. Attraversiamo l’aereo ponte che oggi unisce l’isola alla terraferma, e il panorama solitario prosegue, anche più intenso. Prati verdi, pecore e mucche che brucano, pioggia che va, viene, torna il sole e ricomincia, qualcosa impossibile da immaginare sotto altri cieli.

Raggiungiamo Portree, un minuscolo borgo raccolto su una insenatura naturale, caratterizzato soprattutto da una sfilata di case tutte colorate che guardano il mare.

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Qui facciamo una bella sosta fotografica. Continuiamo verso Uig, la nostra tappa finale per oggi, e raggiungiamo l’albergo, Uig Hotel. La struttura è bellissima e perfettamente inserita nell’ambiente, il servizio ottimo, e la cena del ristorante interno, di cui approfittiamo, è squisita (chowder e salmone al vapore con salsa bernese). La nostra camera guarda il mare ed è una vera “camera con vista”. Questa parte della Scozia, quest’isola, ne raccolgono tutto il fascino, e rispondono all’immagine più caratteristica di questo Paese: pochissime le case, tutte bianche immacolate, tutte con il tetto di ardesia grigia, pochi servizi essenziali, solo il porto sembra essere un posto dove si intreccia qualche attività, ma sempre con molta calma. Una situazione fuori dallo spazio e dal tempo da apprezzare in silenzio.

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28 luglio
Ci svegliamo e, in meno di mezz’ora, il cielo davanti a noi cambia colore tre volte. L’incomparabile variabilità del cielo a queste latitudini.

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DSC01954.JPGPartiamo subito perché ci aspettano lunghe ore di guida. Il vero obiettivo, oggi, è raggiungere le Silver Sands di Morar, le spiagge sulla costa occidentale della Scozia, note per la loro sabbia finissima e brillante.
Lasciamo l’isola di Skye da dove siamo venuti, ritroviamo i grandi laghi, ci dirigiamo verso l’estrema costa ovest. Durante il tragitto siamo attratti dal Glenfinnan Monument, una colonna eretta in memoria di alcuni valorosi Highlander morti in battaglia. Il monumento è tutt’altro che bello, ma sorge proprio sul lago e, subito dietro, in pochi passi si arriva abbastanza in alto da godere di un panorama aperto ed emozionante. Scattiamo le solite fotografia e riprendiamo verso le spiagge d’argento, che sono davvero così. Ampie distese di sabbia bianca e brillante al sole, di consistenza finissima, dove verrebbe voglia di sdraiarsi e godere di tanta morbidezza, se solo non fosse così freddo. Ci godiamo allora un po’ il paesaggio, una baia silenziosa, immobile, dove il mare acquista mille sfumature diverse, e poi torniamo verso l’interno e verso l’hotel di stasera.

Siamo al Corriegour Lodge hotel, una dimora storica arredata con molta eleganza (very british, fiori ovunque!), dove ci riservano una cordiale e raffinata accoglienza. Ci fermiamo per la cena, all’altezza delle premesse, sebbene assai costosa: piccolo timballo di verdure grigliate, trancio di haddock in salsa al curry.
Sul dépliant dell’hotel leggo che è situato in una delle più belle aree del Great Glen, tra Sprean Bridge e la punta occidentale del Loch Ness. Il Great Glen è una delle aree geologiche più interessanti della Scozia, una spaccatura che corre da Inverness a Fort Williams. Approfittando di questo spazio naturale, è stato costruito il Canale Caledoniano, che mette in comunicazione i mari a est e a ovest del paese. Un tempo era molto utile in quanto le navi erano più fragili delle attuali, e navigavano in acque meno profonde. Oggi non è più così, ma il canale rimane. Qui l’acqua si divide in più laghi, ognuno con il suo nome preciso, come Loch Ness o il piccolo Loch Lochy, di fronte all’albergo.

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29 luglio
Sotto una pioggia battente, lasciamo il Corriegour Lodge per visitare Fort William. Qui il tempo ci concede una breve tregua, più che sufficiente a dare un’occhiata a una cittadina che non ha nulla di particolare salvo il lago, a portata di mano, moltissimi hotel e la natura lussureggiante che la circonda. Leggiamo che questo è, in effetti, il punto della Scozia più piovoso, ma che mantiene una posizione strategica e interessante per gli escursionisti, attratti dalla possibilità di poter praticare sia gli sport acquatici che le arrampicate sul Ben Nevis, la cima più alta della Gran Bretagna. In effetti è divertente pensare a un posto dove ci si può portare indifferentemente il costume da bagno o la picozza. Da Fort William parte un treno a vapore che arriva a Mallaig, la zona delle silver sands, e che pare sia stato reso famoso da un racconto o un film di Harry Potter: un’esperienza che ci è sfuggita.


Lasciamo Fort William, il prossimo obiettivo è attraversare Glen Coe, una vallata famosa per il suo fascino selvaggio e un po’ inquietante. Nell’omonimo paese troviamo il Visitor Centre, un interessante punto di partenza prima di inoltrarci nel Glen Coe.

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Qui viene spiegato in modo chiaro ed esauriente l’origine della Gran Bretagna, che milioni di anni fa era all’altezza dell’Equatore, nonché di questa zona, un tempo vulcanica e soggetta a eruzioni esplosive, poi modellata dai ghiacci dell’era glaciale. Nel Ben Nevis si riconosce ancora la Caldera. Il Glen Coe mantiene le promessa: poco dopo averlo imboccato, ci si trova in una gola stretta, circondata da cime alte e incombenti, coperte del velluto verde che qui sembra rivestire tutto. Sono le Three Sisters da un lato e l’Anoach Eagach dal’altro.

Poi lentamente la vallata si apre in una alternanza di spazi aperti, laghi e laghetti con piccole isole piene di vegetazione, cascate scroscianti, mentre le nuvole giocano a coprire e scoprire le cime. Non è facile raccontare una sensazione: qui, oltre alla bellezza, si respira l’armonia con l’universo e con le tante cose diverse che ci circondano.


Appena usciamo dal Glen Coe entriamo nella diversissima, ma altrettanto bella, zona del Loch Lomond e della riserva naturale del Trossachs. Il lago è il più grande della Scozia e si distende con sponde molto mosse, che formano piccole baie e apparenti cambiamenti di direzione. La riserva, più bassa di quanto visto fin’ora, non è meno bella, con una vegetazione più collinare, ma rigogliosa e variegata.

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Raggiungiamo il nostro Bed & Breakfast, una piccola villa bianca che ci ha riservato una cameretta semplice, ma deliziosa, e subito ripartiamo verso nuove avventure.
La prima tappa è Balloch, con il suo bel castello in pietra, purtroppo chiuso, e soprattutto il suo parco naturale che si stende fino al lago. Credo di non aver mai visto prima alberi così imponenti per altezza, grandezza del tronco, rigoglio della chioma, prati così ben curati, e un’estensione impressionante. Approfittiamo per dare un’occhiata anche al paese di Balloch, abbastanza banale, mentre per la cena andiamo a Drymen, posto più carino e divertente. Qui ceniamo molto bene al pub The Clachan Inn, uno dei più antichi di Scozia. Prendo zuppa di pesce scozzese e funghi alla crema.

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30 luglio
La prima tappa è Stirling, una cittadina non poco importante situata più o meno in mezzo tra Glasgow ed Edinburgo. A Stirling c’è il castello, consueto maniero in pietra che guarda la città dall’alto, e che serenamente decidiamo di non visitare, e soprattutto il quartiere medioevale, che corre con le vecchie mura di difesa “contro gli inglesi” e si arrampica fino al castello stesso. Dall’alto è bello ammirare la città e il suo panorama, e tra le targhe poste nelle strade, che raccontano la storia della città, ci sono alcuni aneddoti del passato davvero divertenti.


Lasciamo Sterling per giungere a Glasgow, penultima tappa del nostro tour scozzese. Grazie all’autostrada, arriviamo in poco più di mezz’ora, parcheggiamo l’auto e ci avviamo subito per visitare la città. Sono interessata alle opere di Charles Rennie Mackintosh, l’architetto ch ha saputo interpretare il rigore dello stile scozzese con la fantasia leggera dell’Art Nuveau. La città ha diversi esempi del suo lavoro, come The Willow Tea Room, the Glasgow School of art, e soprattutto The Lighthouse, una costruzione seminascosta che scopriamo quasi per caso (per fortuna ero preparata!).

L’edificio è stato ideato da Mackintosh come sede per un quotidiano, l’Herald, ma dopo che il giornale ha chiuso, è stato lanciato un concorso per la conversione dell’edificio, che oggi ospita mostre d’arte moderna, ma soprattutto un po’ di storia e di spiegazione dei progetti di Mackintosh, a Glasgow e fuori, e la possibilità di approfittare della sua forma, un faro, per arrampicarsi sulla cima e guardare la città dall’alto.


Dopo questa visita mi dichiaro soddisfatta per quanto riguarda l‘architettura Art Nuveau. Proseguiamo verso il fiume Clyde, perché in ogni città dove c’è un fiume, questo va visitato, poi verso il Glasgow Green, un enorme e bellissimo parco che i cittadini amano molto. Oltre ai bellissimi prati e agli alberi secolari, il parco ospita il People’s Palace, che ospita il museo della storia di Glasgow e un piccolo orto botanico, e l’ex fabbrica di tappeti Templeton, oggi non più usata come tale, un edificio in mattonelle policrome, quantomeno curioso.


Dal Green, a sud, ci portiamo a nord per una visita alla Cattedrale dedicata a Saint Mungo, patrono della città. E’ l’unica cattedrale scozzese sopravvissuta alla Riforma, e ben si apprezza il valore della sua età originale. L’interno è scandito da archi a sesto acuto che corrono per tutto lo spazio, dalle vetrate dipinte, alcune molto belle, dall’altare posto in posizione sopraelevata e quasi staccato dal resto della chiesa, fino alla cripta, dove riposa il santo. Una visita molto interessante.


La città è piccola, in pochi minuti rientriamo verso l’hotel, il deludente Rab Ha’s, e ci prepariamo per la cena, al pub dell’albergo. La cena è ottima (muscoli e tacos, scozia e messico), così come è ottima la birra Tennents, ma abbiamo la sgradita sorpresa di vederci addebitare 10 pounds come sostegno della festa del quartiere! Finiamo la giornata con un’ultima passeggiata per Glasgow, a conferma che è veramente molto piccola.

31 luglio
Lasciamo senza rimpianti Glasgow e ci mettiamo subito in viaggio verso Edimburgo, l’ultima tappa. Troviamo l’albergo (Sherwood Guest House), riconsegniamo l’automobile che ci ha fedelmente scorrazzato, e ripartiamo in visita. Entriamo nella Scottish National Gallery dove, a discapito del nome, di artisti scozzesi ce ne sono davvero pochi. In compenso, molti italiani (Raffaello, Lotto, Tiziano, Canaletto, Guardi, Tiepolo, persino Leonardo), molti francesi, e olandesi, alcuni impressionisti. Scopro delle vere chicche, quadri spesso citati, di autori sommi, sono qui: La cuoca di Bernardo Strozzi, I covoni di Manet, un ritratto di Gian Lorenzo Bernini fatto dal genovese Baciccia (!), la famiglia Lomellini, noto nome genovese, opere di Luca Cambiaso, Procaccini e altri. La visita è lunga, ma davvero piacevole, forse ci richiede un po’ più tempo del previsto, perché qui tutto chiude presto ed è meglio correre.

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Ci dirigiamo al Castello, dove entriamo appena, e solo per scattare qualche fotografia, poi scendiamo lungo il Royal Mile. La strada più nota di Edimburgo ha ben ragione della sua fama, non solo per i numerosi negozi di lane e tartan, ma per i numerosi monumenti che vi si incontrano. Ci fermiamo alla cattedrale, dedicata a St. Gilles: la facciata e il campanile gotici introducono a un interno meraviglioso, con archi a sesto acuto che si rincorrono, vetrate bellissime, e le bandiere dei vari clan scozzesi appesi alle pareti laterali.

 

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William Wallace

Proseguendo lungo il Royal Mile si incontrano numerosi palazzi di sicuro interesse, dimore storiche oggi sede di musei, dell’Università, di raccolte per il pubblico.

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Nel percorso ci imbattiamo nel Fudge shop, negozio di cui avevo sentito parlare, che vende SOLO fudge. Impossibile resistere, ne comperiamo un congruo assaggio. Continuiamo fino alla sede del Parlamento Scozzese, purtroppo visitabile solo a porte chiuse. Una curiosità per capire un po’ dell’amministrazione locale e del progetto architettonico di Enric Miralles e Benedetta Tagliabue datato 2004.

Di fronte al Parlamento si aprono due scenari completamente diversi: da un lato la città si interrompe completamente e diventa una verdissima collina, e dall’altra si apre Holyroot House, la residenza della Regina quando è in visita a Edimburgo. La visita è accurata e molto interessante, vediamo le stanze interne fino alle camere da letto del re e della regina, e infine gli appartamenti di Maria Stuarda. Gli arazzi, i soffitti decorati a stucco, gli arredi sono, inutile dirlo, grandiosi, ma penso che la cosa più interessante e divertente sia proprio immaginare qui la famiglia reale, impegnata nelle attività consuete, e riconoscere gli ambienti dove si sono svolti alcuni momenti famosi (la visita di Papa Benedetto XVI, l’investitura di cavaliere a Sean Connery e Gordon Ramsey). Intanto impariamo che l’ordine più importante in Scozia è quello del cardo, fiore che si incontra spesso anche nei giardini di Edimburgo.

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Quando usciamo, la dimora è chiusa. Rientriamo in albergo per una doccia, e ceniamo bene in un altro pub storico, The Old Bell Inn (io, Ceasar Salad poco scozzese con salmone molto scozzese, e patatine fritte).

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1 agosto. Con calma e tranquillità raggiungiamo il centro di Edimburgo e, con il comodo ed economico autobus n. 100, arriviamo in aeroporto.heathers.jpg

(25 luglio – 1 agosto 2017)

 

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La Maremma di ieri e di oggi

 

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La riunione di un gruppo di “vecchi” compagni di viaggio (vecchi solo perché già avvezzi alla precedente, reciproca compagnia) ha visto come sfondo la Maremma toscana.

E’ indispensabile essere più precisi, e mi piace esserlo: in Italia la concentrazione di cose belle, interessanti, tesori artistici, paesaggi esclusivi, è così alta, in pochi chilometri si trovano così tante cose da visitare che la definizione “Maremma toscana” non è corretta. Per tre giorni abbiamo girato in lungo e in largo la zona prospiciente al mare, i paesi medioevali che sorgono sulle alture, per difendersi dalla malaria, le abbazie adagiate tra gli ulivi, e la costa affacciata sull’Arcipelago Toscano. Pochi chilometri quadrati, tanta storia e arte.

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L’incontro con Carla e Franco è cordialissimo: non ci vediamo da un anno e mezzo, ma non sembra proprio. Ci accolgono nella loro bella casa immersa nel verde, tra gli ulivi e i fiori, e non solo ci riservano uno spazio esclusivo, ma ci fanno trovare una succulenta cena di benvenuto innaffiata da uno squisito Brunello di Montalcino.

La mattina dopo la compagnia si riunisce al gran completo: Gianfranco e Anna, Christiane e Franco, Carla e Franco, noi, i due Paoli. Teatro dell’incontro è Massa Marittima che, a scapito del nome, è ben lontana dalle spiagge. Dopo l’abbraccio collettivo, ci perdiamo nell’ammirazione di questa bellissima località: elegante, austera, perfettamente conservata, ha il suo fulcro nella piazza dove si affaccia la Cattedrale, insolitamente non allineata con gli altri edifici. Gli antichi edifici contribuiscono a dare solennità e armonia all’insieme, ma la vera star è proprio la cattedrale, grandissima, sopraelevata, con una piazza nella piazza che diventa palcoscenico naturale. L’interno è spoglio come si conviene a una chiesa gotico-romanica, salvo una dolcissima Madonna di Duccio da Boninsegna.

Dalla Cattedrale ci avviamo verso la parte alta della città, per arrampicarci sulla Torre del Candeliere e osservare dall’alto il panorama che si stempera nella campagna fino a raggiungere il mare. La caratteristica di questa costruzione, la cui parte inferiore, originale, risale ancora al XIII secolo, è il possente Arco Senese, oggi passeggiata panoramica, ma in origine costruzione dominante sulla città sottomessa.

Proseguiamo poi con una bella e rilassante passeggiata intorno alle antiche mura difensive, già immersi nel morbido verde della Toscana. Massa Marittima ci saluta con l’immagine dell’albero della fecondità, un dipinto che non ha bisogno di spiegazioni.

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Sulla strada per Montesiepi incontriamo vecchie miniere di ferro in disuso, dove il materiale rimasto si mostra nelle diverse combinazioni di ossidazione e in combinazione con altri elementi. Il risultato è una collina stemperata in tante tonalità diverse: grigio, rosso, verde, giallo …

 

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Prima di raggiungere la prossima meta culturale, ci concediamo un piccolo break mangereccio in mezzo alla campagna, dove assaggiamo squisiti crostini su pane toscano.

 

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Galgano Guidotti era un nobile cavaliere della zona che, nel lontano 1180 (circa) improvvisamente decise di rinunciare alla vita mondana. A suggello di questo fatto, prese la sua spada e la piantò nella roccia, dov’è rimasta fino ai nostri giorni. Successivamente, intorno a questa Excalibur italiana è stata costruita una cappella di forma cilindrica, circondata da una originale cupola a fasce cromatiche alternate: la Rotonda di Montesiepi. La cappella adiacente, datata 1300, conserva degli affreschi, molto deteriorati in verità, attribuiti ad Ambrogio Lorenzetti.

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Dopo questa chiesina raccolta e intima, ci spostiamo a San Galgano. Come si può raccontare una basilica medioevale interamente in pietra e mattoni, grandissima, che ancora conserva perfettamente la sua struttura perimetrale, le navate interne, le colonne, la facciata imponente, le finestre a sesto acuto, ed è completamente vuota e senza tetto? Conserva la solennità dell’edificio religioso, e ha insieme la magia di qualcosa che, nel perdere la sua funzione originaria, si è trasformata in un monumento che sembra non appartenere a questo mondo. Le aperture sembrano cornici al paesaggio esterno, mentre gli aspetti decorativi sono curiosamente molto ben conservati. Intorno, l’ordinata campagna toscana con i suoi olivi secolari, i cipressi, le viti. Per osservarla ancora meglio e dall’alto, ci spostiamo sulla rocca, strategico punto panoramico. Scendere dalla rocca è ancora un tuffo nel medioevo, in mezzo a percorsi pedonali, scale acciottolate e giardini fioriti.

La prossima tappa è Roccatederighi, dove hanno casa Christiane e Franco: un rifugio tranquillo che esplode in un grande giardino soleggiato, pieno di alberi e fiori.

E’ un paese medievale dove le case mantengono la struttura originale in sasso, e alcune costruzioni sembrano sorgere direttamente dalla roccia, rivelando un’insolita perizia nei costruttori. Il percorso nel centro è solo pedonale, su vicoli lastricati in pietra e in mezzo ai giardini fioriti. E’ un posto molto tranquillo, salvo durante l’annuale festa denominata “Medioevo nel Borgo”, durante la quale le tre contrade si incontrano e si scontrano. L’evento attira migliaia di persone che affollano le strade.

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Il giorno successivo abbiamo appuntamento a Civitella, un borgo che conserva quattro porte di ingresso. Nonostante siano solo quattro, riusciamo a non centrare il punto di incontro … poco male, grazie ai telefoni cellulari, ormai non si perde più nessuno.

Assaporiamo la bellezza di Paganico, elegante centro posto in uno strategico punto panoramico (forse un tempo si sarebbe detto, difensivo) e proseguiamo per S. Angelo in Colle e il suo straordinario castello. Siamo ormai a Montalcino, quindi l’enoteca all’interno offre, oltre a una bella selezione di vini diversi, una grande quantità e varietà di Brunello e Rosso. Altrettanta varietà sta nei prezzi, che arrivano a diverse centinaia di euro.

Montalcino ci accoglie con la sua altissima torre che pare appoggiata alla costruzione un po’ asimmetrica a fianco.

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Facciamo un bel percorso nel centro storico, in mezzo a botteghe artigianali e vinerie, sotto gli austeri palazzi medievali. E’ una cittadina vivace, posta anch’essa un po’ in alto, e dalla quale si occhieggia, tra le case, scorci della campagna intorno, fatta di ulivi e cipressi.

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Per pranzo scegliamo dei semplici ma gustosissimi panini, che mangiamo in un improvvisato pic nic davanti all’Abbazia di S. Antimo. Ancora una volta ci troviamo davanti a un monumento imponente e di grande bellezza che si erge, solitario, in mezzo alla campagna. La chiesa romanica risale al XII secolo, sebbene molti interventi siano stati fati nei secoli successivi, e il santo a cui è dedicata l’abbazia è un martire cristiano vissuto nel IV secolo. Qui però non c’è abbandono: S. Antimo è abitato e vissuto da una comunità di monaci che ne seguono il canone, si dedica alla preghiera e alla cultura del Canto Gregoriano, che qui è praticato e insegnato. Il giardino e l’uliveto sono perfettamente curati, mentre i giovani sono i benvenuti e hanno spazi dedicati.

La campagna intorno è di una bellezza quasi struggente, forse dovuta anche alle tante tonalità di verde, mai eccessivo, ma intenso e spesso virato al grigio e all’argento. L’interno della chiesa è spoglio, solenne, austero, un invito al raccoglimento e alla contemplazione. Di fronte all’Abbazia, un piccolo giardino con alcuni ulivi secolari, delle sculture viventi, con i tronchi contorti e nodosi.

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Ci spostiamo a S. Quirico d’Orcia, e la località è annunciata da un piccolo girotondo di cipressi. Qui, ahimè, ci sorprende la pioggia. Per fortuna i paesi medievali sono ricchi di portici e arcate, abbiamo così modo di ripararci e aspettare che il tempo migliori. In centro visitiamo la Collegiata, che ha un bell’altare barocco, ma soprattutto la chiesa di Santa Maria Assunta, un vero capolavoro di equilibri architettonici, con i bei portali. Il paese è noto anche per gli Orti Leonini, bei giardini curati dove, al momento, sono esposte alcune installazioni contemporanee. Percorriamo tutta la strada principale, dove si affacciano numerosi edifici che conservano molto della loro origine medievale, fino alla chiesetta di S. Francesco

L’ultima tappa della giornata è Bagno Vignoni, dove una sorgente leggermente sulfurea e calda, già nota ai Romani, alimenta ancora oggi percorsi acquatici che sfociano in piccole, ma ripide cascatelle fino a valle, e a un grande bacino allagato all’interno del paese, attorno al quale si affaccino bellissimi edifici storici. E’ davvero insolita questa piscina naturale che, con le sue acque placide, fino a non molto tempo fa offriva a tutti la possibilità di un bagno terapeutico nelle sue acque. Poco lontano, i depositi calcarei hanno dato origine a una piccola Pammukale.

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Ci allontaniamo da questa zona più interna per tornare verso il mare, dove tutti abbiamo la base. La campagna toscana ci abbraccia ancora con i ritmi ordinati delle sue colture, e mentre il sole tramonta e il cielo si tinge di rosa, i tanti borghi sulle alture cominciano ad accendere le luci, diventando tanti piccoli presepi illuminati.

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La serata si chiude con un’ottima cena a Braccagni, dal simpatico Re Sugo.

Oggi, ultimo giorno insieme (ma già due protagonisti ci hanno abbandonato: Anna e Gianfranco, rientrati a casa per festeggiare il compleanno della figlia), vista la bellissima giornata, decidiamo di comune accordo di andare in spiaggia, e precisamente a Cala Violina, un angolo raccolto che si raggiunge dopo una breve passeggiata in mezzo ai pini e ai lecci. Potevamo chiedere di più? Acqua trasparente, sabbia morbida, sole splendente, temperatura perfetta. Tante chiacchiere e ancora il piacere di stare insieme.

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Alla prossima, presto!

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Favignana, la prima volta alle isole Egadi

13 settembre 2016 – La sveglia è alle quattro, ma dopo il tragitto fino a Bergamo, il volo Bergamo-Trapani con Ryanair, un po’ di transfer e l’aliscafo, arriviamo a Favignana al villaggio Punta Longa all’ora di pranzo. Il posto è molto accogliente, poche casette nel verde ben affacciato sul mare.DSC00452.JPG

Per una prima esplorazione in zona ci fermiamo a mangiare in un piccolo chiosco proprio sugli scogli. La scelta dei piatti non è entusiasmante, il conto salato. Assaggiamo il mare della splendida baia di Marasolo, dove i colori dell’acqua hanno tutte le sfumature dell’azzurro, poi in bicicletta tentiamo di raggiungere Cala Azzurra, ma è troppo lontana. Andiamo nel paese di Favignana a fare qualche acquisto alimentare, e ci torniamo la sera per la cena nel ristorante La Lampara: porzioni abbondantissime, qualità un po’ deludente.

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14 settembre – Dopo una buona e abbondante prima colazione, decidiamo di passare la mattinata nella spiaggia di Marasolo. Le sue acque trasparenti, turchesi e cobalto, leggerissime, sono un invito a tuffarsi continuamente. In più, forse grazie al livello di salinità, l’acqua è di straordinaria leggerezza. Un pranzo leggero, poi ci attende la barca di Vito Sinagra per portarci a fare il tour dell’isola. Favignana è un’isola molto varia, le coste alternano strapiombi a picco sul mare dove si riconoscono le vecchie cave di tufo, microscopiche spiaggette nascoste in mezzo a scogliere impervie, lingue di roccia che si allungano sul mare. Il fondo sabbioso e chiaro permette alla luce di giocare con tutte le tonalità’ dell’azzurro e del blu, e il mare è irresistibile.  Il giro dell’isola dura circa quattro ore, intervallato da numerosi tuffi nelle baie piú belle. Alla sera, cena sul terrazzo a base di arancini, una prelibatezza!

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15 settembre – Mi alzo presto per fare una passeggiata in zona, esplorare i dintorni e vedere l’alba. Il sole si apre un varco tra le nuvole e l’umidità notturna, e comincia a splendere. La giornata sarà poi delle più variabili, anche con una spruzzata di pioggia, ma ancora pienamente estiva.

Dopo colazione facciamo tutti insieme una tappa nel paese di Favignana dove assaggio il latte di mandorla. L’approfondimento gastronomico rientra nella vacanza! Ci spostiamo dietro gli stabilimenti della tonnara per fare il bagno … in porto. C’è una piccola e incantevole baia protetta, quasi inaccessibile per l’irregolarità degli scogli, dove l’acqua è molto calma e i colori stupendi.DSC00630.JPG

Lasciamo il gruppo degli amici, facciamo un po’ di spesa in paese e torniamo a casa per un pranzo veloce. Dopo pranzo c’è tempo per un bel bagno e sole sugli scogli di Calamone.

Nel tardo pomeriggio ci attende la visita della tonnara. Per molto tempo gli abitanti dell’isola si sono sostenuti solo con la pesca del tonno rosso, vera e rara prelibatezza. La tonnara di Favignana è la versione industriale di questa pesca: costruita e fondata nel XIX secolo dalla famiglia Fiorio, è stata per circa 150 anni un simbolo noto in Italia e all’estero e un’attività in grado di dare lavoro a tutti gli abitanti dell’isola, uomini e donne. Dopo la caduta in rovina della famiglia la tonnara è stata acquistata dalla famiglia Parodi di Genova, che è riuscita a farla funzionare fino al 1982, anno della chiusura definitiva. Di questa gestione mi piace ricordare l’iniziativa della moglie del titolare, che aveva pensato a creare asili nido all’interno della struttura, per permettere alle operaie di lavorare senza troppe difficoltà anche con bimbi molto piccoli. Ovviamente erano previsti i permessi per allattare.

 

Oggi la pesca del tonno rosso si fa con metodi più sofisticati e invasivi, al limite della sostenibilità. Basta pensare che vengono preferiti animali giovani perché più piccoli, mentre qui si pescavano pesci adulti che già si erano riprodotti molte volte. Il tonno rosso va quasi tutto in Giappone e nei ristoranti giapponesi per la preparazione del sushi, mentre quello che troviamo comunemente in scatola è il meno pregiato pinna gialla.

Oggi la tonnara è stata convertita in un museo, dove si possono visitare gli ambienti un tempo destinati alla preparazione del tonno, dal rimessaggio delle barche utilizzate per la pesca a tutti i passaggi necessari dalla cattura all’inscatolamento. Molto toccante e interessante è il filmato finale, un inedito dell’Istituto Luce datato 1926-1934 che illustra tutte le fasi, dalla posa delle reti della tonnara alla mattanza, all’arrivo dei tonni in fabbrica.

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Cena leggera sulla terrazza del nostro piccolo bilocale, per finire con la gradita visita di Mrs and Mr Puppi che passano a fare due chiacchiere.

16 settembre – Già dal mattino abbiamo voglia di provare la Praia, ovvero la bella spiaggia di sabbia del paese di Favignana. Porto per porto, tanto vale stare comodi. Prima però attraversiamo il litorale del paese per raggiungere palazzo Fiorio e visitarlo.

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Oggi questa elegante e imponente dimora ospita l’info-point di Favignana, ma è permesso fare un giro in una parte degli spazi interni, dove sono allestite mostre diverse (tra tutte, Un mare di colori), e nel bel giardino piantumato che si affaccia sul mare. Ritorniamo alla spiaggia, di sabbia morbida e dorata, piacevole sulla pelle. Tira un bel vento di scirocco che rende facile sopportare il sole torrido. Nel primissimo pomeriggio affrontiamo la salita del Monte S. Caterina, in cima al quale c’è una costruzione diroccata che denuncia un passato variegato. Si trova sulla cima più alta di Favignana, ed è raggiungibile molto facilmente, sebbene un po’ faticosamente, attraverso un percorso che alterna le scale e i percorsi in salita. Il vento ci aiuta a non sentire il calore, e nello spazio di circa un’ora siamo finalmente in cima. Da lassù la vista è, come si dice, mozzafiato. Si identifica bene la forma a farfalla dell’isola, le baie che ormai conosciamo, con sullo sfondo i profili di Levanzo e della più lontana Sicilia. Discendiamo, non senza fatica, appena in tempo: la cima sta per nascondersi in mezzo alle nuvole. Rientriamo a metà pomeriggio per cambiarci e prepararci, in vista della cena al ristorante La Bettola: ottimo cous cous di pesce.

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17 settembre – Ho voglia di visitare il Lido Burrone, la spiaggia di sabbia più grande dell’isola. In effetti è abbastanza grande e ci sembra molto affollata, visto che ormai abbiamo tarato gli occhi con le splendide solitudini degli scogli. In realtà c’è posto per tutti, e ci godiamo anche un bel bagno nel mare un po’ mosso, dove l’acqua è resa meno trasparente dalla sabbia sbattuta dalle onde.

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Il pranzo è a Cala Cavallo, in una piccola trattoria nascosta nel verde, gestita da toscani. Io assaggio la parmigiana di tonno, buona ma non molto originale. Il pranzo ci condiziona per molte ore, ma prima di rientrare facciamo un tuffo nell’incantevole piccola baia di San Nicola, dietro al cimitero. Proseguiamo verso il paese per qualche spesa, e poi a casa. Lo splendido tramonto ci invita a fare un ultimo, veloce tuffo a Marasolo. Per cena, un arancino molto goloso, con tonno, pistacchio e pomodoro fresco.

18 settembre – La giornata comincia serena, poi si rannuvola, poi si rasserena ancora. Meglio per me passare la mattinata a Marasolo, in splendida solitudine (o meglio, in compagnia della lettura) con frequenti nuotate rinfrescanti. Dopo un pranzo veloce a base di frutta, mi sposto su una splendida spiaggetta tra Calamoni e Lido Burrone, sabbiosa, poco frequentata e con un mare trasparente, turchese. Il pomeriggio si conclude con un aperitivo al Kiosco di Marasolo, dove mi innamoro del panino “Cala Azzurra”, farcito con pesce spada affumicato, melanzane e pistacchi. Divino si può dire di un panino?

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La serata si conclude in bellezza, con l’allegro e virtuoso concerto all’aperto offerto dalla Banda di Favignana presso la vecchia tonnara.

19 settembre – Oggi la giornata è particolarmente ventosa, sebbene abbastanza serena. Faccio la mia corsetta mattutina che mi permette di vedere l’alba, quindi facciamo un giretto per il centro del Paese per rivedere bene quanto già noto e provvedere a un po’ di spesa. Rientriamo a “casa” e andiamo subito sugli scogli davanti a Punta Longa, abbastanza comodi perché piatti, dove l’acqua è ancora una volta bellissima, leggera e trasparente. L’aria comincia a non essere più così calda, meglio approfittare dell’ora centrale della giornata per fare qualche tuffo. Dopo un pranzo leggerissimo preferisco terminare il pomeriggio sulle sdraio della piscina, più comode e più calde. Alla sera ci accoglie per la seconda volta il ristorante La Bettola, dove continuo il mio approfondimento gastronomico: busiate con pesto alla trapanese, ottime, e caponata di melanzane, superlativa. Prima però facciamo un giro nella Favignana “vecchia” con le case di tufo e i giardini ipogei spontanei.

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20 settembre – Oggi affittiamo uno scooter, per poter fare comodamente il giro di tutta l’isola e ammirarne ogni angolino. La prima tappa è Cala Azzurra, affollatissima (ma come fanno in piena estate?), poi le scogliere impervie del Bue Marino con le sue grotte che sembrano tempi egizi, e Cala Rossa. Il mare qui non finisce di incantarmi. Le parole non bastano per descriverne i colori. Purtroppo, le possibilità di accesso sono poche e molto impervie.

 

 

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Riprendiamo il percorso litoraneo dallo Scalo Cavallo, e da lì arriviamo in paese, per una spesa veloce. Dopo un leggero spuntino ci avviamo verso il Faraglione, dove ci aspetta il resto della compagnia e dove facciamo il bagno in una microscopica, incantevole baia ben riparata. Rientriamo dalla costa orientale con una tappa al faro di Punta Sottile, poi la Cala Grande con la sua vasta pineta, fino alla meravigliosa Cala Rotonda. Un ultimo sguardo alla spiaggia Pirreca prima di ripassare sotto il Monte Santa Caterina e rientrare.

 

Il mare rappresenta il punto di forza di Favignana, per i suoi colori mai uguali e per il fascino di una costa aspra, forte, ricca delle tracce del reciproco rapporto. Forse, quando si visita l’isola, si pensa meno al suo interno, che è altrettanto difficile, ma vario e molto particolare. Favignana è ricca di acqua, e questo aiuta le colture, in particolare della vite e del fico d’India, e l’insediamento urbano. Nei vasti spazi pianeggianti delle due ali della farfalla sono numerose le case di tufo, dalla forma squadrata e spesso a un solo piano, intonacate di bianco, con giardini rigogliosi e fioriti di bouganville viola e plumbago azzurri. Nella parte occidentale sono numerosissimi i giardini ipogei, molti spontanei, altri più condotti, che nascono all’interno delle vecchie cave di tufo, oggi abbandonate: piante fiorite e frutteti nascosti agli occhi meno attenti. Uno spettacolo inatteso e affascinante, una immagine forte di vita che nasce e cresce dove meno te lo aspetti.La cena è a casa, formaggio locale, olive, pomodori, fichi d’India e dolci siciliani, cena da re.

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alba e finocchietto selvatico

21 settembre –  Oggi è il primo giorno di autunno, ma qui siamo ancora immersi nell’estate piena. Se non fosse per le giornate un po’ più corte e l’aria che incomincia appena a rinfrescarsi, potremmo illuderci di essere in luglio. La fine della vacanza però si avvicina, è il caso di dare un’occhiata in giro: andiamo a Levanzo.

 

La piccola isola è ben visibile dalle coste di Favignana, sembra di toccarla, bastano infatti dieci minuti di aliscafo per raggiungerla. Ci accoglie incantevole, una piccolo presepe di casette bianche, ordinate e pulite, che guardano il piccolo porto dove, sull’acqua cristallina, dondolano piccole imbarcazioni. Chiediamo qualche informazione per capire come muoverci: andiamo a sinistra, in direzione del faraglione. Scopriamo una bella passeggiata un po’ in alto rispetto al mare schiumeggiante, in un percorso prima asfaltato, poi sterrato, infine in un sentiero pietroso che si arrampica dolcemente e, a un certo punto, rientra un pochino per passare in mezzo ai pini, senza però mai perdere di vista il mare. La passeggiata è piuttosto lunga, ma non faticosa, anzi, molto piacevole, e quando meno ce lo aspettiamo arriviamo all’altezza della Grotta del Genovese.

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Da qui la strada per il ritorno al paese è facile, ben lastricata, e in discesa. Quel poco del territorio interno di Levanzo che vediamo ci mostra un’isola arsa, ricca di macchia mediterranea, con qualche isolata e bella costruzione. Rientriamo in paese per prendere una granita e continuare poi la passeggiata litoranea nell’altra direzione, fino a Cala Fredda, dove godiamo della vista, ancora una volta, di un angolo roccioso che si tuffa nel mare meravigliosamente trasparente.

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Purtroppo ci aspetta l’aliscafo per il ritorno, faremo un bagno dagli scogli a Favignana. Alla sera, ottima cena al ristorante Due Colonne, con Danila e Paolo.

22 settembre – E’ l’ultimo giorno che passiamo a Favignana, domattina l’aliscafo ci aspetta poco dopo le 10 per portarci a Trapani, sulla terraferma, a casa … L’isola ci saluta con una giornata perfetta, serena, calda, appena ventilata, e il mare è calmo e così azzurro che sembra non volerci fare andare via. Mattina e pomeriggio sono dedicati a lunghi bagni e nuotate e ad altrettanto lunghe ore in spiaggia o sugli scogli a prendere il sole. E’ anche la giornata della raccolta del finocchietto selvatico, speriamo di riuscire a conservarlo e a usarlo. La cena consiste in un aperitivo e un panino “Cala Azzurra” al kiosco di Marasolo, ma l’ospite d’onore è il meraviglioso tramonto che si propone, come uno spettacolo inedito e irripetibile, e accompagna la nostra ultima serata, tutti insieme, a Favignana.

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23 settembre – Sorpresa! La vacanza non è finita: abbiamo ancora una giornata a disposizione, visto che l’aliscafo ci deposita a Trapani alla mattina, e il nostro aereo partirà stasera tardi. Ci dirigiamo subito verso la funivia che, da Trapani, ci porta sul Monte San Giuliano, a Erice. Ci troviamo in una cittadina medioevale costruita in sasso e protetta dalle Mura Ciclopiche. Incontriamo subito il Duomo dell’Assunta, eretto in stile gotico trecentesco, nel quale entriamo attraverso il portale di ispirazione catalana. L’interno, che a prima vista sembra una scultura di crochet, a un più attento sguardo rivela la scarsa armonia con il contesto, è un’aggiunta recente. Molto bello il grande altare marmoreo che raffigura scene della vita di Cristo.

 

La nostra passeggiata prosegue tra stradine strette e case più o meno patrizie, ma la meta è la famosa pasticceria “Maria Grammatico”, nota per la qualità delle specialità siciliane.Rifocillati, proseguiamo arrampicandoci fino alla piazza dove si affacciano nobili palazzi, e dove spicca il ristorante Nuovo Edelweiss, un nome che non mi aspetterei di trovare qui.Accanto a semplici case in sasso dalla forma squadrata e tozza, ci sono case affascinanti con sinuosi balconi fioriti e portali sontuosi. Tra tutti il Palazzo Burgarella, dell’omonima famiglia di imprenditori. Furono importatori del tonno rosso, commercianti in sale marino, e tra i fondatori del Banco di Sicilia.Incontriamo il noto Centro di Cultura Scientifica intitolato a Ettore Majorana, e finalmente arriviamo al punto panoramico dove la vista è, come si dice, mozzafiato. Sotto di noi, il mare della Sicilia settentrionale e San Vito Lo Capo.

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Lentamente scendiamo, dobbiamo raggiungere la fermata del bus che ci porterà a Trapani.

Anche il capoluogo siciliano ci incanta per la sua bellezza. E’ una città piuttosto grande, purtroppo in buona parte allargata con un’edilizia dall’estetica poco curata, ma il centro storico è bellissimo. Chiese e palazzi barocchi si alternano, magnifici e imponenti, mentre il mare ricorda spesso la sua presenza.Ci fermiamo per assistere alla celebrazione di un matrimonio: si attende la sposa in una coreografia altrettanto barocca e ridondante.

Entriamo nella chiesa di San Giuliano, che vede la prima costruzione nell’XI secolo. All’interno, gli originali gruppi scultorei dei “Misteri”, che rappresentano la morte e la passione di Gesù Cristo, ognuno dei quali dedicato, e sostenuto, dai rappresentanti di una professione.

 

A Trapani si respira un’aria elegante e nobile come solo i popoli del sud sanno esprimere, e coniuga la bellezza ridondante del barocco con la riservatezza di ampie finestre ben protette dagli scuri e cortili fioriti nascosti dietro enormi portoni.

Non potevamo lasciare la Sicilia senza un ultimo arancino … e mentre ci avviamo verso l’aeroporto, il sole che tramonta sulle saline ci regala le ultime, meravigliose immagini di questa terra benedetta.

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(13 settembre – 23 settembre 2016)

 

 

Un po’ di storia

bonaventura

1975 – Roma

1976 – Tropea, Villaggio Vacanze Sabbie Bianche

1977 – Arbatax, Sardegna, villaggio Vacanze Cala Moresca, con Laura e mamma

1978 – Agropoli – Cilento – Velia – Costiera Amalfitana – Palinuro – Eboli – Paestum – Pompei

– Salerno – Battipaglia

1979 – La Sicilia e soprattutto a Cefalù

1980 – Capoliveri, Isola d’Elba, già in tre

1981 – Crocefieschi, e basta

1982 – Isola d’Elba, Marciana Marina

1983 – San Felice Circeo, la buganvillea

1984 – Corsica, già in quattro

1985 – Sardegna, golfo dell’Asinara, Badesi

1986 – Genova … corso Italia

1987 – Imperia Oneglia

1988 – Moneglia!

1989 – Ancora Moneglia …

1990 – San Vincenzo Toscana

1991 – Moneglia again …, ma anche Vienna

1992 – Sardegna, Villasimius, Tanka Village

1993 – Sardegna, Orosei, Cala Luna, Cala Gonone, Grotta del Bue Marino

1994 – Toscana, Campiglia Marittima

1995 – Campese, Isola del Giglio

1996 – Chiavari, Liguria

1997 – Turchia: Istanbul, Ankara, Cappadocia, Antalya …http://it.wikipedia.org/wiki/Istanbul#Moschee

1998 – Djerba in Tunisia, villaggio Iliade de i Viaggi del Ventaglio

1999 – Nizza

2000 – Nettuno – Peschici (Gargano)

2001 – Isole Eolie (Lipari, Vulcano, Panarea, Stromboli)

2002 – Pavullo nel Frignano

2003 – IMG_0011Isola d’Elba – Toscana – Figline Valdarno e Piero della Francesca

2004 – Costa Azzurra, Provenza, Linguadoca, Barcellona e ritornoIMG_0024IMG_0019IMG_0013IMG_0011IMG_0005

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