Le bon chemin

12 agosto 2005

Partiamo per la prima tappa del nostro viaggio: Milano-Blois. Sono circa 800 km, non pochi, ma facciamo una breve tappa per visitare Bourges. Francia 2005 004La città ha un bel centro medievale, la cattedrale dedicata a St. Etienne, in puro stile gotico flamboyant, molto bella e notevole per le vetrate colorate risalenti al tredicesimo secolo. Qui scopriamo un personaggio importante nella storia della città:  Jacques Coeur, ricco cittadino vissuto intorno al 1400, diventato l’Argentiere del re Carlo VII che, per i suoi meriti, lo nobilitò. La sua casa natale è ancora una casa a graticcio (in verità non è l’unica della città, ma forse la più antica, e comunque la prima che vedo), ma esiste anchela “Grant Maison”, ovvero la sontuosa dimora che costruì per sé e per la moglie: un raro esempio dell’architettura civile del XV secolo.

 

Blois ci appare da lontano affacciata sulla Loira, con lo skyline del castello in bella evidenza. Ma per oggi è abbastanza, ci aspetta il Domain de la Carte, piacevole albergo a16 km da Blois, immerso nella campagna, dove le stanze sono aperte sul prato che circondala piscina. In verità è un hotel dedicato ai golfisti, infatti c’è un green di nove buche, e la mattina successiva li vediamo aggirarsi con i loro carrellini, ma per noi è solo un prato ben tenuto! La cena, presso l’hotel, è solo discreta, ma ha tutte le caratteristiche della cucina francese che ci aspettiamo: infatti assaggiamo escargots, tartare e un assiette di formaggi un po’ modesto ma di qualità ineccepibile.

castello blois

E domani: i castelli della Loira!

13 agosto 2005

La prima visita è dedicata al castello di , Chambord, costruzione inserita all’interno di un enorme, fitto bosco che, leggiamo, è riserva di caccia riservata al presidente della repubblica francese (il castello è diventato proprietà statale nel 1932), dove si aggirerebbero liberi cervi e cinghiali. Proprio alla passione per la caccia di Francesco I si deve la costruzione di questo castello, che ci appare in fondo ad un vialone che percorriamo a piedi, ancora poco abituati a questi spazi ampi di cui può godere la terra di Francia. Il castello di Chambord è bellissimo, i muri in granito bianco e i tetti in ardesiaFrancia 2005 015
grigia sembrano rincorrersi in un gioco architettonico fantasioso: scopriamo invece subito, grazie ad una spiegazione proposta con un filmato all’ingresso, che il progetto è estremamente rigoroso. Guardando Chambord in pianta, si riconosce al centro il disegno di una croce greca, attorno alla quale sono stati costruiti spazi perfettamente simmetrici, dai quali parte il portico che circonda il castello. Le dimensioni della croce greca costituiscono l’unità di misura per tutta la costruzione, e questo spiega la perfetta armonia ed eleganza di Chambord. La visita, a questo punto, diventa anche un gioco di logica, ma ci sono altri particolari di interesse e di grande entusiasmo. Sono lo scalone centrale a doppia elica, che permette di raggiungere tutti i piani del castello e viene attribuito a Leonardo da Vinci (niente di sicuro, ma è da lui), e una divertente galleria di arazzi delle cacce di re Francesco; divertente perché, di fronte agli arazzi, sono stati appesi dei finti trofei di caccia. A prima vista richiamano la classica testa del cervo con le corna ramificate, ma ad una più attenta osservazione scopriamo che questi intrecci riportano i loghi di alcuni dei principali brand mondiali, della moda e non: Louis Vuitton, Coca Cola, McDonald, Cartier, Gucci. Sono opera di un artista italiano, tal Pucci de Rossi (nato nel 1947, tutto quel che sappiamo di lui) che ha evidenziato in questi marchi le prede di caccia di noi consumatori, “moderni” cacciatori …

La seconda visita è dedicata al castello di Villesavin : si tratta di un “piccolo” castello, costruito come punto di appoggio per l’edificazione di Chambord, e di conseguenza eseguito dai medesimi artigiani, italiani e francesi. Non per nulla, la prima cosa che si incontra, nel cortile di accesso, è una bella fontana in marmo di Carrara (sarebbe meglio dire: quel che ne resta) opera di artisti fiorentini. E’ una visita di grande interesse, perché anche Villesavin presenta delle particolarità uniche. Intanto è un castello ancora di proprietà privata, ed abitato dagli attuali proprietari, che lo hanno ottenuto in eredità dai nonni. Riescono a tenerlo agibile con fatica, in quanto le sovvenzioni statali unite agli introiti delle visite bastano appena a coprire i continui lavori di manutenzione richiesti dalla forte umidità che, dal sottosuolo, lentamente consuma le fondamenta della costruzione, che è realizzata in tufo. Naturalmente l’interno è arredato, e anche se i mobili non sono originali, ci sono alcuni bei pezzi di antiquariato; ben conservata è la cucina, dove scopriamo antichi utensili e ammiriamo la possente trave portante. Villesavin ha una piccola raccolta di carrozze e di vecchi giocattoli per i bambini, un allevamento di asinelli e, soprattutto, una altissima colombaia. Mi trovo ancora una volta davanti a qualcosa che non avevo mai visto prima: si tratta di una costruzione cilindrica, tutta regolarmente forata, che dava alloggio ad una coppia di colombi per ogni foro. Non facciamo i conti, ma sicuramente dovevano essere almeno un migliaio.  La gestione di una colombaia non era, ai tempi, solo un passatempo; infatti il guano prodotto dai colombi veniva distribuito fra i contadini per concimare i campi, e la quantità richiesta permetteva di calcolare esattamente la superficie del terreno. Ancora, i colombi mangiavano i semi, e anche di questo i contadini non erano propriamente contenti  …  tutto questo prima della rivoluzione, ç’a va sans dire …castello villesavin

Attraverso la route des vignobles, che mi rilassa e mi appaga di verde, arriviamo a quello che sembra il più spettacolare dei castelli della Loira: Chenonceau, affondato nell’acqua del fiume Cher. E’ senz’altro bellissimo, circondato da un curatissimo giardino all’inglese tutto fiorito, ma è, in effetti, un ponte che collega le due sponde del fiume. All’interno si sviluppa essenzialmente come un lungo corridoio: da una parte l’accesso principesco, dall’altra quello più modesto, che porge direttamente sul bosco. Il fiume, in quel punto, si allarga, presenta qualche isoletta ricca di alberi. Insomma, il colpo d’occhio è davvero appagante, peccato che la quantità esagerata di pubblico  che troviamo qui sia un po’, come dire, di disturbo. Del resto, a ferragosto, che mi voglio aspettare?castello chenonseau

Nel parco del castello c’è un labirinto di siepi, dove Davide e Valeria si infilano subito e subito riescono, e all’esterno corre un corso d’acqua talmente coperto di muschio verde, un bel verde squillante, da sembrare finto: è immediato provare a lanciare un sasso per verificare l’effettiva presenza dell’acqua!

L’ultimo castello che visitiamo (last but not least) è quello di Amboise, dove andiamo a portare il nostro omaggio a Leonardo da Vinci, che si dice vi sia sepolto. E’ il più vecchio dei castelli visitati, una vera fortezza, ma alleggerito dai giardini fioriti e dal bellissimo panorama sui tetti di ardesia della città di Amboise e della Loira. Nel percorso interno si incontra uno splendido salone con due grandiosi caminetti, uno in stile gotico e un altro più rinascimentale. Sulle pareti e sulle colonne si rincorrono i simboli del giglio fiorentino (Caterina de’ Medici?) e di una nappina che non sono riuscita ad identificare.

castello amboise

Nella bella cappella dedicata a St. Hubert troviamo la tomba, recentemente restaurata, dove pare giacciano i resti del geniale Leonardo: è una semplice lapide di marmo, ma ha a fianco un bel vaso di fiori freschi e profumati.

E alla sera, sulla piazza del castello di Blois, illuminato quanto basta,ceniamo piuttosto bene, e ad un prezzo giusto (con un buon vino che sa di amarena) al ristorante Le Triboulet, suggerito anche dalla guida Lonely Placet, l’unica che abbiamo con noi, decisamente modesta nelle informazioni ma abbastanza pratica nelle indicazioni. Domani si riparte, direzione nord ovest.

Dopo le visite ai castelli della Loira, mi rimane una voglia che chissà in futuro ….  vederli dall’alto

14 agosto 2005

Oggi procediamo verso la Bretagna, e sulla strada ci fermiamo ad Angers: anche qui c’è un castello, una massiccia fortezza con (leggo) 17 torri, chiaramente costruita a scopi difensivi e carcerari. Dentro le mura e intorno ci sono ora bellissimi giardini fioriti, e ci arrampichiamo sulla torre del Mulino, da dove ci godiamo una bellissima vista del città e del fiume Maine;  all’interno del castello troviamo il famoso arazzo dell’Apocalisse (tapisserie de l’Apocalypse), realizzato nel 1300, uno straordinario ricamo lungo106 metri che racconta, ovviamente seguendo l’iconografia medievale, l’ultimo libro della Bibbia, scritto da S. Giovanni alla fine del I secolo.castello di angers

Proseguiamo il nostro viaggio in macchina attraverso boschi interminabili (e bellissimi) ricchi di felci, e piccoli paesi decorati di ricchi mazzi di fiori freschi; finalmente, all’improvviso, affiora in lontananza Le Mont St-Michel. E’ davvero magico, sembra che sorga dal nulla, possente e nello stesso tempo elegante, puntato dritto verso il cielo, con la figura dell’angelo che domina tutto e tutti. Lo visitiamo accuratamente all’interno, ne vale la pena, ne scopriamo  le stanze del vecchio convento, la cucina con due enormi camini, il refettorio con particolari finestre incastrate nel muro, invisibili all’ingresso ma sufficienti a rendere la stanza luminosissima, le cappelle, una con una piccola Pietà, un’altra con un’architettura rotonda a simboleggiare l’eternità. E poi ci spostiamo all’esterno: purtroppo non è periodo di maree, (lo sapevamo, ci eravamo informati presso l’ente del turismo francese), ma non importa, il mare si vede in lontananza e la spiaggia, sotto, è umida (in alcuni punti sono segnalate le sabbie mobili!) e tutto intorno è talmente piatto e vasto come non si può descrivere. I gabbiani si rincorrono nel cielo ventoso e mutevole che accoglie le correnti dell’oceano, lo stesso forte vento che ci accompagna nella passeggiata di un km. e mezzo da e per il parcheggio, e che ci trasmette un’energia straordinaria.

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Alla sera ceniamo a Dinan, piccolo e grazioso porto fluviale sul fiume Rance, presso l’Auberge des Terre-Neuvas: non fa caldissimo, ma il cibo è molto buono e il vino, stasera, sa di limone …  L’auberge du Val de Rance, un Logis de France, è semplice, forse persino un po’ troppo, ma ha comunque un’affascinante area vintage che ce lo rende simpatico … e poi dormiamo in una piena, verdissima campagna, nel silenzio più assoluto ed irreale …

15 agosto 2005

Dal verde più riposante al blu più elettrizzante: la prima tappa, stamattina, è ancora sull’oceano Atlantico,e precisamente Saint-Malo. E’ una cittadina bellissima, elegante, circondata completamente da bastioni fortificati, testimoni di un passato avventuroso, che si possono percorrere a piedi. Da qui il panorama è straordinario, e la forza del mare trasmette un’energia vigorosa. Sotto di noi le spiagge, già piene di bagnanti nonostante la temperatura non proprio … mediterranea, e una “piscina” per i tuffi ricavata in riva al mare, semplicemente creando uno sbarramento. La marea si sta ritirando, e in alcuni punti affiora la sabbia, mente gli isolotti davanti a noi sono ancora immersi. Il più grande, Le Grand-Bè, diventerà accessibile a piedi, con la bassa marea. Tornando verso l’auto, abbagliati dal sole che brilla sull’acqua, costeggiamo il porto, pieno di barche a vela e di meduse bianche.Francia 2005 043

La seconda tappa è Nantes, città universitaria: non dimentichiamo che anche qui è ferragosto, la città ci appare così quasi deserta e un po’ addormentata. La cattedrale, però, è splendida, in stile gotico, molto proporzionata: mezza bianca e mezza grigia, non vuol far dimenticare un incendio che la danneggiò circa vent’anni fa. Anche Nantes è una città fortificata, bagnata dalla Loira ormai qui arrivata alla fine della sua corsa, ed ha un castello non visitabile fino all’anno prossimo, perché in piena ristrutturazione. I concediamo uno spuntino, che si rivelerà un raffinato pasto, presso il ristorante Le Pont Levis, proprio davanti al castello. Il servizio è un po’ lento, ma sulla qualità non c’è nulla da dire!Francia 2005 047

Nel pomeriggio arriviamo finalmente a  La Rochelle, splendida città famosa per i suoi ristoranti di pesce e frutti di mare, anch’essa in parte fortificata, dove si respira un’atmosfera molto più rilassata (e turistica) che a Saint-Malo. Intanto, nonostante si sia sempre sull’oceano, fa molto più caldo, e si intuisce come qui, il mare, venga vissuto in modo benù diretto. Il Vieux Port accoglie molte barche a vela, e infatti scopriamo che si tratta di un approdo famoso per le regate, e oggi un italiano ne ha giusto vinta una! Ma noi ci limitiamo a passeggiare lungo il mare, sui bastioni e per le antiche stradine, scuriosiamo nei negozi (e facciamo acquisti mangerecci), ci mescoliamo alla enorme folla di turisti che gira fra le bancarelle e ascolta i concerti (di qualità) improvvisati in strada. La nostra tappa notturna è all’albergo  Le Yachtman, che ci piace moltissimo, e alla sera ceniamo al ristorante dell’albergo, Midship dove, in un ambiente raffinato e davvero simpatico ci fanno provare un’entusiasmante padellata di cozze saporitissime.

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16 agosto 2005

Eccoci prossimi alla tappa che ha originato la curiosità per tutto questo viaggio. Ma andiamo con ordine: dopo aver costeggiato il  Marais Poitevin, anche detto “la Venezia verde”, la seconda zona umida della Francia per estensione, dopo la Camargue, e aver realizzato che questa volta ci sarebbe stato impossibile visitarlo, e dopo aver attraversato la circonvallazione di Bordeaux in coda, raggiungiamo finalmente  La Dune du Pilat, la più alta duna di sabbia d’Europa. E’ una vera e propria montagna di sabbia, sulla quale ci si arrampica facilmente grazie ad una scala, e dalla cui cima si gode un panorama mozzafiato: dalla parte dell’oceano, il mare color cobalto, Cap Ferret, il golfo di Arcachon, le spiagge bianchissime sottostanti … dall’altra parte un’immensa foresta che più verde non si può. La sabbia è chiara e finissima, vi si affonda al punto che non è pericoloso, anzi divertente, scendere anche da pareti molto ripide, come fanno Davide e Valeria. Dopo questa arrampicata mi gusto la prima ed unica crepe sucre della vacanza, e finiamo la giornata sulla spiaggia. Il vento è tesissimo, il mare è un poco mosso ma se ne sente la forza non appena ci si bagna anche solo le gambe (infatti nessuno di noi si tuffa!), e il bello arriva all’annuncio della marea che si alza. A quel punto le onde si intensificano e la spiaggia si riempie di surfisti.

dunes su pilat

Riprendiamo il nostro percorso verso la prossima meta, Bayonne, e per raggiungerla costeggiamo un’infinita, folta foresta, dove ancora una volta crescono piante di felci enormi. Leggo che anche tutto questo terreno era paludoso, è stato bonificato con un lunghissimo lavoro, ed è proprio grazie al sottosuolo umido che piante semi acquatiche come le felci crescono tanto rigogliose. Finalmente arriviamo a  Bayonne, la capitale dei Paesi Baschi. Qui mi accorgo che spesso le iscrizioni, oltre che in francese, sono in spagnolo (la Spagna  è a pochi chilometri) e in basco. Guardiamo la cattedrale gotica (che è chiusa, quindi non possiamo visitarla), bella, l’immancabile castello e soprattutto la Sète, il bel fiume che l’attraversa, così ricco d’acqua, e nello stesso tempo tranquillo, come abbiamo trovato tutti i fiumi francesi. Per cenare scegliamo un bel ristorantino in centro, proprio sul fiume, Le Bayonnais, di (come dice lo scontrino) Mr Mme Pascal. La cena è al solito molto buona, il conto corretto, la serata molto dolce e gradevole. L’albergo scelto è un Best Western, Le Grand Hotel: le camere sono proprio piccoline, ma l’albergo è bellissimo, con interni art-deco e uno splendido ascensore in ferro battuto. Il mattino successivo, poi, la colazione è davvero buona, e ricca.

bayonne

17 agosto 2005

La mattinata è dedicata alla visita di Biarritz, città che appartiene di fatto ai Paesi Baschi.  E’ completamente dedicata al turismo, almeno per quel che ho colto io, senza nulla di particolarmente notevole, se non una piacevolezza nell’armonia delle costruzioni, arrampicate in alto rispetto alla spiaggia e ben inserite nel verde. Prima ci godiamo la vista della spiaggia, grandissima, dove tutti fanno surf (la marea si sta ritirando). C’è un passaggio in mezzo a un piccolo parco, e passeggiamo osservando il lungomare dall’alto: la spiaggia si alterna con gli scogli, fino al Vieux Port. Valeria mi regala un bel quadretto, che ha trovato presso l’atelier di un pittore. Ma ripartiamo: vogliamo raggiungere, e visitare, Tolosa, la città rosa.

biarritz

Lungo la strada costeggiamo i Pirenei, di cui vediamo le prime colline all’orizzonte. Una curiosa scultura (un nastro d’acciaio con sopra le figure stilizzate dei ciclisti) vuole essere la celebrazione delle faticose tappe del tour de France sui Pirenei.

Siamo a Tolosa: parcheggiamo la macchina un po’ in periferia, vicino a un piccolo parco, e già mentre ci avviamo verso il centro della città ci rendiamo conto del perché è chiamata “la città rosa”: tutti i palazzi sono costruiti in mattoni a vista, anche le costruzioni più recenti riportano almeno degli inserimenti di questo materiale, per non disperdere la caratteristica cromatica. Arriviamo in fretta in una strada centrale, piena di gente che passeggia e fa shopping. Le case hanno accentuate caratteristiche francesi, con bei balconi di ferro battuto, e c’è anche qualche casa a graticcio. Finalmente troviamo le indicazioni per la cattedrale, la La Basilica di Saint Sernin, un bell’edificio in stile gotico con un gran campanile di cinque piani, e rappresenta una tappa importante nel pellegrinaggio verso Santiago di Compostela per quello che è detto, appunto,il Cammino Tolosano e che tocca anche Saint Gilles. Ma il vero gioiello di Tolosa è rappresentato dal Convento dei Jacobins, uno straordinario, insolito monumento a pianta ovale, decorato con splendidi motivi geometrici tutti declinati nei toni dell’oro, del verde e del rosso, con grandiose colonne che di allargano a palmeto sul soffitto. Da restare davvero a bocca aperta, per la bellezza e per la maestosità dello spazio.

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Di Tolosa possiamo ancora aggiungere che è un’antica città universitaria: l’Ateneo è stato fondato intorno al 1200, con l’Editto di Parigi, dove si imponeva al re Raimondo II di stanziare fondi adeguati alla creazione di questo polo culturale.

La sera alloggiamo nelle vicinanze di Tolosa, a Labege Innopole, presso l’hotel Le Sextant: posto tranquillo, arredato con mobili di ispirazione marinara. E’ un Logis de France, ma purtroppo il ristorante è chiuso, piove a dirotto, e decidiamo di cenare in zona: scegliamo il ristorante La Boucherie, una catena di locali specializzati nella preparazione dell’ottima carne francese. Io naturalmente vado di chevre fondue e di tartare, e finisco (finalmente) con una tarte tatin. E’ l’ultima sera in Francia.

La mattina dopo ripartiamo sotto la pioggia, ma ben presto questa rimane alle nostre spalle, e quando arriviamo a Carcassonne il tempo è molto bello, è ancora presto e troviamo poca gente. Giriamo all’interno di questo castello che sembra proprio quello delle fate per scoprirne trucchi e dettagli (un insieme di costruzioni medioevali con doppia cinta muraria): ovviamente all’interno non manca il solito delirio di negozietti pro turisti. Abbiamo lasciato la macchina parcheggiata in centro, quindi ritorniamo per il bel ponte così caratteristico. Si riparte. Dall’autostrada intravediamo il duomo di Narbonne e, dopo poco, rivediamo il Mediterraneo. Ci concediamo un’ultima tappa in terra francese, a Meze, dove gustiamo gli strepitosi frutti di mare dell’Etang de Thau, in particolare le ostriche di Bouzigues.

carcassonne_6

Alla sera siamo a Milano, e preparo un piatto di spaghetti.

spaghetti

(12 agosto – 18 agosto 2005)

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