Primavera romana

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Roma è una delle città più belle e più ricche di storia del mondo, ogni opportunità di visitarla è un regalo meraviglioso. Accettiamo con entusiasmo l’invito di Danila e Paolo per passarvi insieme una settimana.

Giovedì 3 maggio 2012  – Con l’auto dei nostri amici partiamo da Bergamo e, attraverso Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio, arriviamo alla Capitale. Ci aspetta la loro accogliente casa in Trastevere, affacciata sulla chiesa di San Pasquale Baylon, e data la giornata bellissima, ci concediamo subito una bella passeggiata per il quartiere, alla ricerca degli angoli ripresi da Woody Allen nel film To Roma with love.IMG_4016 Il cielo azzurro, l’architettura avvolgente, i sampietrini, una chiesa e un palazzo nobiliare all’improvviso: questa è Roma. Attraversiamo un Tevere sonnacchioso e ci sediamo in Campo dei Fiori, per un aperitivo di benvenuto. Le rondini ci accompagnano con le loro grida. Dopo esserci goduti la sosta e le prime luci del tramonto, ci avviamo attraverso il Passetto del Biscione, in Campo Marzio, dove una volta sorgeva il Teatro di Pompeo, primo teatro in muratura di Roma. Siamo dietro corso Vittorio Emanuele, tanto che scorgiamo la cupola di S. Andrea della Valle. La passeggiata che ci riporta verso casa è una continua scoperta di angoli curiosi, targhe famigliari, fontane, case nobiliari, case popolari: ripassiamo il Tevere a destra dell’Isola Tiberina, mentre da lontano scorgiamo il campanile romanico di S. Maria in Cosmedin.

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3 maggio – Abbiamo l’auto, quindi questa vacanza sarà dedicata anche a diverse escursioni fuori porta. Oggi facciamo la prima, e prima di lasciare la città, ci fermiamo a Ponte Milvio, dove è nata la tradizione dei lucchetti, ma giustamente famosa per la leggendaria battaglia tra Costantino e Massenzio, durante la quale Costantino si convertì al cattolicesimo. Lucchetti ce ne sono moltissimi, ma siamo rapiti dalla bellezza e dai riflessi sul fiume, che scorre placido sotto di noi. La primavera romana è dolcissima.

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La prima tappa fuori Roma è nel Parco di Veio, un’area vastissima abitata fin dall’età preistorica e dove venne fondata la città etrusca di Veio, la più meridionale dell’Etruria. Per alcuni secoli prima di  Cristo Veio subì l’invasione dei Romani, fino a esserne distrutta e sottomessa, e solo Augusto nel 27 d.c. la elevò al rango di Municipio per contrastarne la decadenza. Con la costruzione delle vie consolari, Veio risultò essere vicino alla Cassia, e questo aiutò il ripopolamento della zona. Nel medioevo le campagne si spopolarono e furono amministrate direttamente dalla Chiesa, finché dopo l’anno 1000 incominciarono a sorgere i primi insediamenti che avrebbero dato vita ai Comuni , e nella zona si scatenarono i contrasti tra le famiglie Orsini e Colonna. Ma Veio e i suoi dintorni godettero anche di una valorizzazione spirituale, in quanto nelle vicinanze passava la via Francigena (Canterbury – Roma), percorsa dai pellegrini che si recavano a Roma per ottenere l’indulgenza plenaria. Nei secoli successivi l’area alternò periodi di produzione agricola con altri di abbandono, anche a causa di epidemie, e solo all’inizio del XX secolo l’area venne bonificata e, negli anni 1950, vennero espropriati i grandi territori e divisi tra i contadini. Oggi la zona è un parco protetto che preserva le sue antichissime vestigia storiche, immerso in una campagna meravigliosa e fiorita del rosso dei papaveri e del giallo dei fiori di tarassaco.

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La tappa successiva è Isola Farnese, un paese sulla via Francigena che sorge su una rupe tufacea e che prende il nome di isola per la posizione protetta all’interno delle valli. E’ un paese medievale ben conservato, piacevole e accogliente, con un castello dominante sui boschi intorno.

IMG_4144Ci spostiamo a Sutri, antichissima città  alle falde dei Monti Sabatini, anch’essa testimone delle vicende etrusche e romane. Posizionata sulla via Cassia, porzione della Francigena, ha visto un periodo di gloria fino al medioevo, per poi subire un graduale decadimento a causa dello spostamento degli interessi verso la Cassia Cimina, a opera dei Farnese. Oggi è una bellissima cittadina che mantiene la sua impostazione medievale, con strade strette sulle quali si affacciano vecchie case in pietra, botteghe, piccole logge e balconi fioriti. Entriamo in città dalla Porta Franceta, ci arrampichiamo sul colle fino alla piazza e alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, un po’ fredda secondo me, e scendiamo all’Antico Lavatoio, affacciato sulla vallata.IMG_4119

 

Pranziamo con un succulento panino acquistato in un negozio di alimentari, e preparato con grande cura e attenzione. Ci sediamo nel parco ai piedi della città, dove sorge la Necropoli monumentale, l’Anfiteatro e il Mitreo, che visitiamo dall’esterno con una lunga passeggiata perimetrale.IMG_4129

La tappa successiva è Viterbo, nota anche come la città dei Papi, in quanto nel XIII divenne sede pontificia per circa 25 anni . E’ una città con un ampio centro storico medievale ben conservato, chiuso da mura, dove gli imponenti palazzi rivelano un passato importante e sono ornati dagli stemmi papali o dal leone, simbolo della città.IMG_4150

Raggiungiamo il Palazzo dei Priori in piazza del Plebiscito, dove una disponibile guida ce lo illustra, ma soprattutto ci racconta la tradizione legata al culto di Santa Rosa. Ogni anno la città lancia un bando di concorso per progettare e realizzare la Macchina di Santa Rosa, una costruzione alta circa trenta metri, riccamente addobbata, che il 3 settembre di ogni anno viene portata a braccia per le vie della città, in onore della santa. Rimaniamo piuttosto stupiti che una festa qui così importante e impegnativa non sia affatto conosciuta nell’Italia settentrionale. Ma l’interno del palazzo è veramente interessante, affrescato in modo elegante con figure che raccontano la storia della città e della regione, mentre dal giardino si gode una bella vista sulla collina intorno. Poco distante scopriamo l’elegante portale gotico di Santa Maria della Salute, purtroppo chiusa .IMG_4164

Ci avviamo verso la zona più elevata della città, dove ha sede il palazzo dei Papi, attraverso strade acciottolate definite da edifici in pietra: sul percorso incontriamo la piazza sede del presidio Slow Food di Viterbo, dove si affaccia la chiesa del Gesù, e arricchita da una bella fontana in pietra. Tra balconi fioriti e altissime torri di avvistamento raggiungiamo la Cattedrale di San Lorenzo, chiesa di impianto romanico, poi rimaneggiata, e imponente campanile gotico. Ne visitiamo l’interno, ampio e arioso, notevole per diverse opere e in particolare il fonte battesimale in marmo di Carrara. A fianco, finalmente, troviamo il Palazzo dei Papi, dove si riconosce il leone simbolo della città. Tutta la piazza, che si trova nella parte più elevata e sembra quasi sospesa, risulta particolarmente armoniosa ed elegante, nonostante la struttura delle costruzioni intorno sia piuttosto squadrata e poco dinamica. Forse si deve questa impressione anche al verde abbondante e vicino e al cielo limpidissimo che ci sovrasta.IMG_4183

La nostra gita prosegue verso Tuscania, cittadina di origine etrusca che sorge su promontori di roccia tufacea, come molti altri borghi della zona. Entriamo in città attraverso le mura e incontriamo subito la Fontana delle Sette Cannelle, antichissima: risale all’epoca etrusco – romana. Ci arrampichiamo attraverso vicoli, scale e archi, all’interno di un borgo antico tranquillo e soleggiato, con case basse in pietra e mattoni e una vegetazione che ricorda la relativa vicinanza del mare. Incontriamo la chiesa di San Marco, con un bellissimo portale romanico,  dove il suggestivo interno, a una navata, è raccolto e semplice, solo le tracce di qualche antico affresco. Affacciata su una bella piazzetta c’è Santa Maria della Rosa, che risale al XIII secolo, il cui interno rivela gli interventi diversi fatti nel corso dei secoli. Incontriamo ancora la chiesa di San Silvestro, databile 1271, solenne nella sua semplicità, e finalmente raggiungiamo l’Acropoli del colle di San Pietro. Godiamo qui di un panorama meraviglioso che spazia nella campagna intorno e arriva fino al mare. IMG_4202L’ultima tappa della nostra giornata è Tarquinia, città anch’essa racchiusa all’interno di alte mura di fortificazione, che si rivela subito elegante e sontuosa. Ci concediamo un rapido giro superficiale, perché ormai la giornata volge al termine, sebbene una visita all’ora del tramonto, con la colonna sonora delle rondini che volano senza sosta, crei un ricordo molto suggestivo. Il cielo infuocato traccia i contorni delle isole dell’arcipelago toscano, che sembrano vicinissime.

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4 maggio – La mattina è dedicata alla visita di Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, ma soprattutto (almeno per noi) scrigno prezioso di mosaici e antichissimi reperti d’epoca romana che visitiamo con un percorso guidato … dalla voce di Piero Angela.IMG_4308
Lo raggiungiamo passando attraverso il Ghetto dove, pare, è tempo di carciofi … e dando uno sguardo al Campidoglio. Continuiamo la mattinata con la visita del Palazzo Doria Panphilj, in via del Corso, forse il più grande palazzo storico ancora di proprietà e gestito dalla famiglia che gli dà il nome. Ci viene proposta gratuitamente l’audioguida, e c’è una sorpresa: la storia del Palazzo è raccontata direttamente da Jonathan Doria Panphilj, uno dei più giovani rappresentanti della casata, che ci conduce attraverso le meravigliose e ricche stanze raccontandone notizie storiche legate con episodi famigliari, il tutto con una passione e un’attenzione che solo un padrone di casa può avere. La collezione è ricchissima e di enorme prestigio, ci sono opere di Caravaggio, Raffaello e Tiziano, il ritratto del papa Innocenzo X eseguito da Velazquez e il busto in marmo realizzato da Gian Lorenzo Bernini.palazzo dp galleria

 

Nel pomeriggio raggiungiamo il Macro, che ci accoglie con una imponente e divertente installazione fatta di palloncini colorati. All’interno, le sale propongono filmati e opere contemporanee sicuramente curiose e interessanti, ma la stessa struttura è molto godibile, e la visitiamo fino all’ampio terrazzo.

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Sulla strada del ritorno incontriamo la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane, capolavoro barocco del Borromini, e ancora una volta Roma si lascia guardare alla luce del tramonto, strategicamente illuminata per meglio apprezzarne la bellezza: la luna è un disco enorme che si riflette nel Tevere.

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5 maggio – Oggi il tempo non è dei migliori, ma nulla ci ferma! Dedichiamo la mattinata alla visita di due chiese moderne, dotate di un impianto architettonico rilevante. La prima tappa è per la Chiesa Meier , o meglio la chiesa dedicata a Dio Padre Misericordioso del quartiere Tor Tre Teste. Il nome viene dal suo progettista, l’architetto americano Richard Meier, che vinse il concorso indetto dal Vicariato di Roma per  il progetto di una chiesa nuova in vista del Giubileo 2000. La chiesa ha una struttura ariosa, con larghe ali bianche all’esterno e caldo legno all’interno.IMG_4364

Ci spostiamo poi alla Chiesa del Sacro Volto di Gesù in via della Magliana. Questa architettura, pensata da Piero Sartogo e Nathalie Grenon,  è forse ancora più sorprendete rispetto alla Chiesa Meyer: l’ampio sagrato va a chiudersi in forma di V davanti alla grande croce esterna di Eliseo Mattiacci; la cancellata esterna ha una linea sinuosa e leggerissima, la grande vetrata ricorda la protettiva tela del ragno, e la cupola rimanda a quelle delle moschee . Alla decorazione della chiesa hanno contribuito famosi artisti contemporanei, tra gli altri Mimmo Paladino e Carla Accardi.IMG_4375

Piove, continuiamo il pomeriggio con una visita alla mostra “Avanguardie russe” allestita all’interno dell’Ara Pacis, e sulla strada del ritorno non resistiamo, decidiamo di rendere omaggio a Caravaggio. Cominciamo con la Madonna di Loreto nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, continuiamo con la visita di San Luigi dei Francesi e le strepitose opere dedicate alla storia di  San Matteo.

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6 maggio – La giornata è dedicata alla scoperta dell’Aventino. Il percorso ci conduce fino al Tempio di Vesta, davanti a Santa Maria in Cosmedin, ma subito incominciamo a salire così da ammirare Roma dall’alto. Sotto di noi corrono le imponenti Terme di Caracalla, con una prospettiva ben diversa da quella consueta. Sul nostro percorso incontriamo un roseto fiorito, che colora un po’ la giornata purtroppo molto grigia, e dal quale si gode una bella panoramica della città. Visitiamo la chiesa di Santa Prisca e il suo interno affrescato: la chiesa risale al IV o V secolo, e di originale sono rimaste solo le colonne, peraltro inglobate nei pilastri. I ricchi affreschi sono del XVI secolo e tutt’ora molto ben conservati. Davvero notevole il soffitto ligneo a cassettoni. Entriamo ora in una delle basiliche minori di Roma, dedicata a Santa Sabina. Risale al V secolo e, sebbene molto restaurata, mantiene una forte solennità. Ora è la volta della meravigliosa basilica dedicata ai Santi Bonifacio e Alessio, anch’essa annoverata tra le basiliche minori. Costruita tra il III e il IV secolo. È stata molto rimaneggiata: il campanile è romanico, il portico è medievale, la facciata cinquecentesca.  Lì vicino c’è la piazza dei Cavalieri di Malta e non resistiamo a guardare il Cupolone, come si vede attraverso il buco della serratura di un portoncino. Mentre scendiamo ci accontentiamo di ammirare dall’esterno la chiesa di San Saba, perché purtroppo è chiusa, e continuiamo la nostra passeggiata in compagnia delle possenti Terme di Caracalla e del panorama della città, mentre sotto di noi il Tevere scorre placido.IMG_4452

7 maggio – Vogliamo visitare la sede dell’Università La Sapienza e i suoi dintorni: attraversiamo piazza Navona e per caso prendiamo la via degli Staderari, dove c’è una curiosa fontana, con ai lati del libri. Ecco cosa dice una ricerca su di essa:

La Fontana dei Libri si trova in via degli Staderari, nome che ricorda gli antichi fabbricanti di stadere e bilance, un tempo esistenti in questa zona. C’è da precisare che questa via, in precedenza, si chiamava “via del’Università”, in riferimento alla vicina Università della Sapienza, mentre l’antica via degli Staderari era parallela a questa e fu soppressa allorché fu allargato Palazzo Madama. La fontana è situata entro una nicchia coronata da un arco a tutto sesto e presenta una testa di cervo (simbolo rionale di S. Eustachio) tra quattro libri antichi, due su ciascun lato, e collocati su due mensole laterali, naturalmente in ricordo dell’Università della Sapienza. L’acqua sgorga da due cannelle a forma di segnalibri poste sui tomi superiori e da altre due, poste lateralmente sui tomi inferiori, e si raccoglie nella sottostante vasca semicircolare. Questa composizione, in travertino, fu eseguita nel 1927 su progetto dell’architetto Pietro Lombardi e fa parte di quelle fontane commissionate dal Comune di Roma che volle ripristinare in vari punti della città alcuni simboli di antichi rioni o di mestieri scomparsi. Le altre fontane, tutte opere dello stesso architetto, sono: la Fontana delle Anfore, la Fontana delle Arti, la Fontana delle Tiare, la Fontana della Pigna, la Fontana delle Palle di Cannone, la Fontana dei Monti, la Fontana della Botte e la Fontana del Timone. Una piccola curiosità: al centro della fontana, tra le corna del cervo, risulta inciso in verticale il nome del rione e in orizzontale il relativo riferimento numerico, ma evidentemente c’è stato un errore perché S. Eustachio corrisponde al Rione VIII e non IV come chiaramente inciso.IMG_4478

La passeggiata tra i palazzi bellissimi di Roma ci porta fino alla chiesa di S. Ivo alla Sapienza, capolavoro di Francesco Borromini,  resa caratteristica dalla sua cupola a spirale. La realizzazione di questa chiesa è stata una vera sfida per il Borromini, che ha dovuto situarla tra gli edifici preesistenti dell’Università e il cortile già costruito. L’architetto ha realizzato un progetto che rimane un punto di riferimento per il barocco e per le geniali idee architettoniche: niente è casuale, tutto parla di un’ascesa a Dio, la spirale della cupola è un riferimento all’infinito, La chiesa non è visitabile, ci accontentiamo di passeggiare nel cortile dove è esposta la mostra “L’Italia dei libri”, dedicata ai testi fondamentali della nostra letteratura. Non vedo nemmeno una donna.

Continuiamo per un passaggio a Piazza Navona, del resto certe tappe a Roma sono irresistibili, e continuiamo sul Campidoglio, dove cerchiamo gli angoli più panoramici. Facciamo una piccola sosta all’interno della chiesa dell’Ara Cieli, ma poi torniamo all’esterno. E’ una stupenda giornata di sole e Roma, con il cielo azzurro, gli alberi ricchi di foglie e la sua memoria storica, ci regala uno spettacolo che ogni volta stupisce.

IMG_45198 maggio – Siamo quasi alla fine della vacanza ma, dulcis in fundo, oggi visitiamo Tivoli e le famose ville che sorgono nella zona. Un allegro campo di papaveri  ci accoglie all’ingresso di Villa Adriana : la casa che Adriano volle come dimora imperiale fuori Roma fu iniziata nel 117 d.C., ed è la più grande e rappresentativa villa romana rimasta. Il percorso, lunghissimo, si snoda attraverso quello che rimane dei possenti edifici, tutti abbastanza conservati per permettere di immaginare come poteva presentarsi in origine la costruzione, dove erano previsti spazi per tutti e per tutto, e dove alcune decorazioni, in particolare i mosaici, sono ancora bellissimi. Spazi d’acqua, colonne corinzie, archi e ulivi secolari ci accompagnano per tutto il percorso, fino al bellissimo ninfeo , ancora elegantissimo. Nell’antiquarium del Canopo, la mostra dedicata alla figura di Antinoo, “il fascino della bellezza”, ci avvicina agli ideali del tempo. Su tutto aleggia lo spirito dell’imperatore Adriano, come lo ha descritto Margerite Yourcenar nelle Memorie, un uomo illuminato e di grande purezza interiore. La scrittrice ha trascorso qui, in uno spazio definito, il tempo necessario alle sue ricerche, e ha lasciato la sua impronta e i suoi ricordi. Danila e io suggelliamo il viaggio con una fotografia che ci ritrae insieme sotto l’ulivo preferito dalla scrittrice.

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Pranziamo nel piccolo ristorante appena fuori, Villa Esedra, ed è piacevole mangiare una discreta pizza all’aperto, sotto il verde degli alberi. Nel pomeriggio ci attende Villa d’Este, spettacolare per i suoi giochi d’acqua incredibili! L’interno della villa è sicuramente interessante, ma la parte più suggestiva è all’esterno, dove il giardino all’italiana si dipana su diverse terrazze verso il basso, e dove le fontane si moltiplicano in acrobazie acquatiche vorticose. La villa è considerata dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità, è stata costruita nel 1600 e vanta interventi addirittura da parte di Gian Lorenzo Bernini. Dopo alterne vicende e periodi di decadenza, oggi è stata quasi completamente riportata allo splendore originale, con il maggior valore degli interventi moderni. Non meno accattivante è il panorama sulla vallata circostante.

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Chiudiamo la giornata, un po’ in ritardo, con una visita davvero troppo veloce a Villa Gregoriana: è tardi e non ci è possibile fare tutto il percorso per guardare le cascate naturali, alcune imponenti, che si trovano nel parco di questa villa, e che testimoniano l’abbondanza d’acqua della zona. Ma se pur breve, è un buon modo per chiudere la giornata, e anche la nostra vacanza.

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(3 maggio – 8 maggio 2012)

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